Vaginismo…la paura che ferma l’amore!

Il vaginismo viene definito come la difficoltà o l’impossibilità da parte della donna ad avere rapporti sessuali completi, nonostante siano presenti un’anatomia e una struttura fisica normale. Al tentativo di penetrazione l’accesso vaginale si chiude ad opera di una contrazione muscolare riflessa ed involontaria del pavimento pelvico. L’atto sessuale risulta conseguentemente difficile, doloroso o addirittura impossibile. Può essere presente una difficoltà o impossibilità anche ad eseguire gli esami e le visite ginecologiche.

Durante il primo incontro vengono valutati alcuni fattori principali che influenzano la gravità del disturbo:

  • la gravità della fobia (lieve, moderata, severa);
  • l’intensità dello spasmo muscolare, valutato secondo diversi gradi;
  • la presenza e gravità di fattori psicosessuali o di coppia, che condurranno alla genesi o al mantenimento della disfunzione.

LE CAUSE

Spesso la convinzione delle donne è quella di avere una vagina piccola o stressa e ciò può scaturire in loro la paura di lacerarsi durante il tentativo di rapporto sessuale. Conseguentemente a questo le coppie spesso e volentieri abbandonano l’idea di avere rapporti sessuali e si soffermano solo ad approcci di petting e stimolazione del clitoride per la donna, la quale per questo tipo di stimolazione mantiene un livello di eccitazione sessuale intatto.

La paura della penetrazione e la contrazione muscolare possono dipendere da fattori psicosessuali personali, da fattori di coppia e da fattori biologici.

  • Fattori psicosessuali personali

Un’educazione restrittiva o che ha associato la sessualità alla colpa, vergogna o dolore può aver creato una paura della penetrazione che si è costruita negli anni fino a diventare una vera e propria fobia. La prima causa quindi è psicologica, la paura del rapporto, ma diventa anche fisica in quanto la contrazione persistente della muscolatura perineale si stabilizza e finisce per auto-mantenersi. In alcuni casi la paura della penetrazione è legata a traumi emotivi specifici come per esempio molestie o tentativi di violenza pregresse, indagini ginecologiche dolorose subite fin età giovanile, o ancora la paura della perdita della propria verginità associata magari a perdita di sangue o a racconti traumatici, che hanno sviluppato un’angoscia dell’atto sessuale. L’approccio deve quindi essere psicologico e fisico.

  • Fattori di coppia

Spesso la coppia soffre una simmetrica paura della penetrazione. Solitamente entrambi i partner sono alla prima scelta affettiva e sono arrivati vergini al matrimonio per scelta o per ragioni di fede religiosa. Il vaginismo è una della cause principali di matrimonio bianco o non consumato. Spesso la coppia riesce a vivere una svariata e soddisfacente intimità sessuale, da cui però rimane esclusa la penetrazione. La motivazione al trattamento scatta più spesso quando nasce il desiderio di maternità.

  • Fattori biologici

L’aspetto fisico/biologico del vaginismo è l’eccessiva attività del muscolo elevatore dell’ano, la quale può essere espressione dello stato di allarme fisico generale, associato a fobia severa. La contrazione può dipendere da disturbi legati al muscolo stesso o da cause neurobiologiche. A volte inoltre la causa del vaginismo è innanzitutto anatomica ed è rappresentata da un imene fibroso e rigido o da una agenesia vaginale. Il dolore provato nei tentativi ripetuti di rapporto sessuale può concorrere all’instaurarsi del vaginismo, inteso come paura della penetrazione e contrazione muscolare riflessa. Quando invece il rapporto è possibile, ma causa dolore si parla di dispareunia.

TRATTAMENTO

La gestione e trattamento del vaginismo dipende innanzitutto da una attenta classificazione del grado di problematica presentata. Il vaginismo viene infatti classificato secondo cinque gradi, a seconda della risposta alla visita da parte della paziente e al comportamento del muscolo elevatore dell’ano. Il trattamento prevede la riabilitazione del pavimento pelvico soltanto nei gradi più bassi o associato, nel caso di gradi elevati di problematica, all’uso di dilatatori vaginali, biofeedback elettromiografico, elettrostimolazione antalgica e/o percorsi di psicoterapia cognitivo comportamentale.

PROSPETTIVE DI GUARIGIONE 

Diagnosi precoce e immediata richiesta di aiuto terapeutico, non appena la coppia scopra di avere questa difficoltà, ottimizzano sia la velocità della cura (perché il desiderio è ancora presente e la motivazione è elevata) sia il successo. Quando il vaginismo è di media gravità, quando non si accompagna a fobia severa, quando non esistono problemi psicosessuali importanti e il rapporto di coppia è positivo e motivante, la terapia sessuologica è breve (10-15 sedute sono in genere sufficienti) e coronata da successo nel 96% dei casi. I pochi fallimenti sono riconducibili a una perdita di desiderio in entrambi i partner, per cui alla risoluzione del vaginismo non segue poi il rapporto vero e proprio.
Un approfondimento psicologico, di più lunga durata, può essere necessario quando emergano persistenti fattori emotivi, psicosessuali e/o relazionali, che tendono a mantenere il disturbo.
Quando lo spasmo muscolare e la fobia del rapporto sono particolarmente forti e persistenti, la terapia è impegnativa e complessa e richiede l’intervento di specialisti particolarmente esperti in questo campo, il successo terapeutico prevede tempi più lunghi. Il tasso di risoluzione con un approccio medico così articolato resta elevato, intorno al 94%.